Friday, March 30, 2012

Non. Esisto. Piu.


A Te.

Non. Esisto. Piu.
Un'esteta ha spento nel mio occhio sinistro una sigaretta. L'occhio destro era morto di solitudine.
Lo ricordo che il colore rosso-limone ti segue sempre come un ombra.
E quando mi tagliavano le dita, invece di tagliarle tutte insieme, mi hanno tagliato le falangi una per una. Questo e’ perche si dice che altimenti non crescano piu'.
Possibile che un cieco compia un'impresa?
L'uomo con le pupille nere, senza fondo, gli occhi senza iride, bianco nero.
Sembri una geometria iperbolica. Le linee parallele che s'intersecano.
Sembri il cioccolato bianco.
E se vuoi raccontarmi del dolore, devi sapere: non. esisto. piu.
Se si tracci una linea dal palmo della mano sulla parte interna del braccio, poi sulla pancia, e se si raggiunga con quella graffiatura profonda la pelle delicata tra le dita del piede, allora questa linea sarebbe più simile ad infinito che il tempo che abbiamo inventato.
Non credo che ci si guarisca il dolore, ma non. esisto. piu, e solo perche' ti posso finalmente credere.
Da quando sono morti i miei occhi, non posso che solo assorbire con le mie ghiandole mammarie la tua luce rossa-limone che ricordo.
Una volta qualcosa di umido mi ha toccato la pancia, mi ha staccato con i denti un pezzo di carne a destra l'ombelico, e poi ha cominciato a strusciarsi canticchiando contro il palmo della mia mano. In questo momento mi sono resa conto che solo un cieco e' capace di credere in qualcosa senza cercare il significato.
Le linee parallele s'intersecano.
Io. non. esisto. piu.

(image by Oleg Paschenko)

Tu, bianco.


Vuoi che rimanga con te?
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Una stanza bianca, tutta bianca, due metri quadrati, il soffitto molto alto, altissimo, come se la stanza si radrizzasse da un lato, come se l'ampiezza fosse l'altezza. Il parallelepipedo di gesso, vuoto, senza finestre, senza il lampadario a meta' del soffitto, che se ci fosse sarebbe come un coltello ficcato nel formaggio; il parallelepipedo senza mobili e senza storia. Libera nella sua irregolarita', quasi imponderabile, una stanza della vacuita'. Il contrario del moto perpetuo. Perfino i pensieri si gelano in questo spazio privo della temperatura e del tempo. Sul pavimento sono sparsi dei quadri. Oltrepasso la soglia, e pesto una faccia deturpata dall'angoscia, un altro passo e pesto la mano femminile di porcellana, posso quasi sentire rompersi le dita, faccio un passo indietro e i miei piedi affondano nel surrealismo cubico.

Sulle mura ci sono gli altri quadri. Cercando di raggiungere con la mano l’interruttore fuori dalla stanza e’ come se emergessi per un attimo da sottacqua. Trovato l’interruttore accendo 4 piccole lampadine - una in ogni angolo della stanza sul pavimento – e mi tuffo in quella bianca massa densa. Eccole, queste immagini. Ora si puo’ guardare attentamente. Avendo paura di fare un passo, mi guardo intorno. Sembra che le immagini avvolgano il mio corpo come tentacoli, stringendo la camera e me al buco nero, fino al punto di densità assoluta, capace di mangiare tutti noi, ognuno di noi e tutti insieme, cosi’ che nessuno ci avrebbe ritrovato mai. Da sinistra uno sguardo scuro palpa la mia faccia. L'immagine sulla parete opposta si scioglie, lasciando al bianco aloni grigi.

La camera assorbe, succhia, la sala si alimenta del mondo, dei movimenti e dei pensieri. Appoggiata al muro, alzo la testa. C’e una pittura anche sul soffitto. Allontano queste immagini da me e mi siedo. La pittura sul soffitto mi schiaccia, ha dipinto la terra friabile nera. Ha dei colori ad olio in bianco e nero, con macchie quasi trasparenti di color rosa e verde, con piccole barre colorate. Ci vuole circa un quarto del soffitto, proprio nel mezzo, ma i suoi lati sono leggermente storti rispetto ai bordi di quella piccola stanza, inizio a sentire le vertigini. La sensazione è la stessa, come il ronzio delle luci al neon - non te ne accorgi in un primo momento, e poi inizi ad impazzire.

Quasi senza pensarci, sto seduta in questa stanza, e l’ultima cosa che sento e’ come poco a poco questo mondo pazzo mi assorbe. Questo è il mio posto, un luogo progettato solo per me. Non voglio andare via. Non riesco a muovermi per tre giorni. Temo l'immagine sul soffitto, accarezzo la mano di porcellana ormai rotta, mi dispiace tanto per lei, non volevo farle del male, sto cercando di convincere questa faccia ansiosa di fare un piccolo sorriso. Ma in questa stanza, tutto è così coerente, così calmo. Sono diventata una parte di essa, io non rubo ulterior spazio. La camera e’ come l'acqua, è aumentata per un volume pari al mio, seduta lì, appoggiata, incollata al muro. Io quasi non riesco a vedere niente perché le luci mi abbagliano. Non ho chiuso gli occhi in tutti questi tre giorni: la terra viva, fertile sul soffitto mi spaventa, devo stare in allerta. Non voglio andare via da qui, mi sento bene qui, e’ caldo e tranquillo, non sono piu preoccupata per il suono, non sono preoccupata per il colore e per il costante movimento, silenzio… silenzio…silenzio... Mi sembra già che la mia paura, il panico e il mio benessere sono diventati una cosa sola, un sentimento, o forse un nodo all'interno della stanza, un grumo nel cibo, che è un po 'più difficile da digerire, sono già inseparabili, sono quasi inesistenti, così mi sono abituata a loro. Mi sembra che se qualcuno ora vuole trovare la forza di farmi uscire da qui, sarei morta dissanguata - mi avrebbero spogliato tutta la pelle per tirarmi fuori dal muro.

Ma nessuno sta cercando di portarmi via da qui. A volte guardano, sorridono misteriosamente e chiedono: “lo senti?” - e poi scompaiono. Stranamente, non possono sapere nulla di quello che sento, anche adesso non sento quasi niente, solo la terra che sta cominciando a sgretolarsi dal soffitto. Ha gia coperto tre centimetri di pavimento, cade sopra la mia testa, ma io non presto attenzione a questo - la mia paura e la mia tranquilita’ sono così grandi e così insignificanti allo stesso tempo che assorbono tutta la mia attenzione. Arrivano sempre meno persone, mi guardano piu tristi e misteriosi di prima, ma io non li vedo piu’, forse non esistono affatto. Dopo tutto, la camera non ha vie di uscita, forse la gente è solo nella mia fantasia arrugginita, forse .... Silenzio, silenzio, silenzio…  solo grumi di terra che cadono dal soffitto. E fruscio.

- No, no, NO, NO, NO! Non mi toccate, non riesco a respirare, terra, terra, ho paura... paura, paura .... No, non mi toccate ... avete distrutto tutto .... Avete rotto l'aria, perché ... perché ... perché ... non potete, voi calpestate la mia terra, lasciate le tracce dei vostri stivali sporchi… I vostri visi terribili… I visi ... non sono di qua, non sono dipinti, sono vivi ... mutano… mutano… sono vivi. No, non mi toccate. Le mie spalle, vedete come sanguino ... Fa male, fa male ... il dolore .... Non riuscite a vedere che la terra è diventata tutta rossa? Tutti i muri sono imbrattati di schizzi di sangue e tutto e’ distrutto: suoni, luci, colori, aria ... Non mi toccate!
Io non esco, non andrò via, lasciatemi in pace, lasciatemi qui, se vado via morirò...

- Ciao. Hai sentito di quella strana ragazza nella stanza numero cinque... Ha paura del colore rosso, e dice di non avere piu le spalle... Ha davvero le spalle tutte graffiate. Cosa le e’ successo? Oggi di nuovo tossisce terra. Sono andato e l’ho vista seduta in un angolo che accarezzava il muro, parla col muro e gli sussurra qualcosa. Poi l’ho ascoltata attentamente, e lei diceva "bianco, bianco, bianco ...". Guardavo il suo letto tutto coperto di macchie nere, l’ho esaminato da vicino e ho capito che quello era veramente terra. Humus. Se avessi una casa in compagna, metterei questo nel mio orto.

- bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco, bianco,....

Silenzio. Si sente solo il suono dei nuovi fiori che crescono velocemente con un fruscio e sussurrio.

War is over. I recover.

Quando il silenzio diventa un brindisino :)